Smentita dell'Ambasciata della R.I dell'Iran sui contentuti dell'articolo pubblicato il primo febbraio da "La Stampa"

ven, 1. febbraio 2013 | Comunicati stampa

Roma, 1 Febbraio 2013 - Egregio Direttore de “La Stampa“, L’Ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran porge i suoi complimenti e riguardo all’articolo intitolato “Fu Khomeini il mandante dell’attentato a Wojtyla “pubblicato su codesto quotidiano venerdì 1 febbraio, 2013 a firma di Giacomo Galeazzi,


desidera attirare l’attenzione sull’oggetto dell’articolo che cita l’autobiografia “Mi avevano promesso il Paradiso” da oggi in Libreria, contenente gravi e infondate accuse nei confronti del fondatore della Repubblica islamica dell’Iran.

In base agli art. 13, 14, 26 e 64 della Costituzione iraniana il Cristianesimo è tra le religioni ufficiali riconosciute nel paese; i responsabili e gli esponenti religiosi e politici iraniani, in particolar modo l’Imam Khomeini, hanno sempre nutrito e manifestato profondo e reverente rispetto e considerazione nei confronti dei capi religiosi del Cristianesimo, primo fra tutti la figura del Pontefice della Chiesa Cattolica. È sufficiente uno sguardo alla vita dell’Imam per cogliere i numerosi segni dei sentimenti di vicinanza e fratellanza che animano gli esponenti di queste due grandi religioni monoteistiche. La Repubblica islamica dell’Iran nei suoi 34 anni di vita ha sempre sostenuto il dialogo interreligioso in particolare fra le religioni abramitiche e numerosi sono stati gli incontri tra religiosi cattolichi e sciiti ad alto livello svoltisi in Vaticano.

In considerazione del fatto che l’autore della citata autobiografia, notoriamente sofferente a livello psichico, non appartiene da un punto di vista religioso all’Islam sciita, non risulta credibile una sua così piena aderenza e fervida obbedienza ad una Fatwa religiosa emanata dall’Imam Khoemeini e finalizzata ad un così abominevole crimine. L’Imam inoltre non ha mai vissuto in Palazzi né esiste a Teheran una costruzione con le caratteristiche descritte nel libro.

Attribuire intenzioni non documentate né documentabili, totalmente infondate e infamanti alla persona dell’Imam, non più in grado di difendersi, oggi come ieri stimato e venerato da milioni di mussulmani dentro e fuori l’Iran, è un atto inaccettabile che ferisce profondamente la sensibilità del popolo iraniano e la memoria di un personaggio che ha segnato la storia del XX secolo.

Questa Rappresentanza pertanto, in ottemperanza alla Legge sulla Stampa n. 47 dell’8-2-1948, art. 8, chiede la pubblicazione di quanto sopra nella stessa pagina del prossimo numero di codesto giornale.

UFFICIO STAMPA

AMBASCIATA DELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN

Roma

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