Intervista di Libero con ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran in Italia

sab, 26. luglio 2014 | Politica

Jahanbakhsh Mozzafari è il nuovo Ambasciatore dell'Iran in Italia. Sposato, padre di due figli, laurea e Master in Economia, è stato Alto Consigliere del Ministero degli Affari Esteri iraniano, e Ambasciatore in Portogallo, e in Corea del Sud. Oltre a rappresentare l'Iran in Italia, è anche Ambasciatore presso la Fa. Libero lo ha intervistato presso l'Ambasciata iraniana a Roma.


L'ambasciatore iraniano a Roma, Mozzafari: sullo Stato palestinese decida il popolo
«La soluzione in un referendum»

Eccellenza, non possiamo non partire dagli ultimi drammatici eventi in Medioriente: cosa ne pensa dell'occupazione della Striscia di Gaza, può esserci un futuro di pace tra israeliani e palestinesi?

«La Repubblica Islamica dell’Iran, considera l'aggressione del regime sionista contro la Striscia di Gaza, un’azione criminale. Questo regime continuando a assediare Gaza e a massacrare donne e bambini, ha causato una tragedia che non ha pari nella storia del nuovo secolo. L'Iran, ribadendo la necessità di un'azione immediata della comunità internazionale e in particolare dell’Onu, chiede venga posto un immediato alt all'aggressione di questo regime e che vengano condannate le sue azioni criminali».

Riconosce signor Ambasciatore, il diritto a esistere per Israele?

«Noi crediamo che la Palestina appartenga ai palestinesi e che il perdurare dell'occupazione rappresenti un’inaccettabile ingiustizia oltre che un pericolo enorme per la pace e la sicurezza mondiale. Abbiamo avanzato una proposta equa: tutti i palestinesi, musulmani, cristiani e ebrei, vengano chiamati a partecipare a un referendum popolare, perla scelta del governo di questo Paese. Tutti i palestinesi che da anni soffrono la condizione di profughi, devono poter rientrare nella propria terra e partecipare al referendum, così come alla redazione di una Costituzione e a regolari elezioni. Solo così avremo la pace».

Come definirebbe le relazioni tra l'Italia e l'Iran?

«L'Italia è sempre stato uno dei partner privilegiati dell'Iran, e ciò è dovuto sia alle affinità storiche e culturali, sia al fatto che le economie dei due Paesi sono in qualche modo complementari. In questi ultimi anni, a causa delle sanzioni ingiuste imposte all'Iran, questo trend si è purtroppo sospeso. Oggi, con il nuovo governo iraniano, l'Italia ha dimostrato di avere un approccio positivo, e ciò ha dato vita a iniziative lodevoli sia a carattere culturale che politico. Anche in campo economico sono stati creati i presupposti per una ripresa delle relazioni».

L'Iran è accusato dall'Occidente di rappresentare una seria minaccia nucleare.

«Il programma nucleare della Repubblica Islamica dell’Iran, è da anni sotto un'accurata super- visione dell'Aiea: abbiamo subito migliaia di ore di ispezione e mai è stata prodotta dagli esperti internazionali una relazione che dimostri che il nostro programma abbia deviato verso intenti militari. L'Iran è membro del Conferenza sul Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TPN), e stiamo seguendo tutti gli impegni sottoscritti nel Trattato. Una "fatwa" della Somma Guida dell’Iran, proclama che la produzione, lo stoccaggio e l'utilizzo di armi nucleari è "haram”, cioè è un grave illecito religioso. Constatiamo invece come arsenali nucleari di altri attori sulla scena internazionale, dentro e fuori il Medioriente, siano ignorati».

Come valuta i rapporti tra l'Iran e gli Stati Uniti, alla luce della distensione mostrata dall’amministrazione Obama, intenzionata a normalizzare i rapporti con il presidente Rohani?

«Le azioni poco ponderate delle amministrazioni americane degli ultimi decenni, hanno creato un muro di sfiducia reciproca. Negli ultimi mesi, le due parti a livello di ministri degli Esteri, hanno avuto contatti diretti sulla questione nucleare, e questo è da considerarsi come un'evoluzione importante».

Torniamo al Medioriente: fin dall' inizio del conflitto in Siria, l'Iran ha sostenuto il presidente Assad. Può spiegarci questa posizione?

«La nostra posizione al riguardo è molto semplice: diamo il nostro sostegno al governo legittimo in carica, e ci opponiamo con tutte le nostre forze ai terroristi. Dall'inizio di questa crisi abbiamo detto che l'unica soluzione possibile è il dialogo politico tra il governo siriano e i gruppi di opposizione interna. Alcuni governi della regione ma non solo, hanno trasformato la Siria in un'arena di gruppi terroristici di varia natura. Se non ci fosse stato un così ampio sostegno esterno a questi terroristi, oggi non assisteremmo nemmeno alla tragedia irachena».

Intervista: LEONARDO PICCINI
Fonte: Quotidiano Libero

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